1. LA SALUTE E LA TUTELA DELL’INFANZIA
(Estratto dal testo della pubblicazione edita per la mostra)
Benché in ogni epoca i bambini abbiano costituito una larga fascia della totalità dei malati, per secoli l’assistenza sanitaria mirata e di ambito “pediatrico” non ebbe carattere sistematico. Il contesto in cui, probabilmente, si riscontrava una maggiore e più costante attenzione alle norme igienico-sanitarie legate alla salute dei bambini è quello dell’assistenza al parto, dalla cura dei neonati a quella delle puerpere (cercare fonti). Non a caso, quando nel Settecento la Facoltà di medicina dello Studio patavino iniziò ad avvertire l’esigenza di una cattedra di patologia infantile, si pensò di collegarla all’insegnamento delle malattie femminili (ovvero di natura ostetrico-ginecologica).
A fronte di una società molto giovane (nel 1868, ad esempio, il 36% della popolazione padovana aveva meno di 20 anni, il 19% meno di 10 anni), la mortalità infantile rimase fino al XX secolo un fenomeno frequentissimo: il 50% dei decessi interessava individui di età inferiore ai 12 anni. In tale contesto già dal XVIII secolo le istituzioni statali e locali si prodigarono per garantire operazioni sanitarie preventive e un livello di assistenza idoneo a tenere sotto controllo le malattie infantili e, in genere, la salute dei fanciulli: dalla diffusione delle vaccinazioni, alla formazione specialistica ostetrica delle levatrici, alla copertura delle spese di balia per le famiglie indigenti.
Le prime campagne per l’“innoculazione del vajuolo”, pratica già in uso nell’Europa del secolo XVIII, furono introdotte dalla Serenissima Repubblica di Venezia nella seconda metà del secolo dei Lumi. Ne è testimonianza questa terminazione dei sopraprovveditori e provveditori alla Sanità del 1769, finalizzata a incoraggiare l’adesione volontaria della popolazione delle città di Terraferma alla nuova pratica medica, ancor prima dell’invenzione del vaccino di Edward Jenner nel 1796. La documentazione rivela particolare attenzione alla cura del bambino appena vaccinato, inerente non solo agli aspetti medici, ma anche al benessere generale. L’antivaiolosa fu resa obbligatoria dalle autorità dopo l’occupazione francese del 1796. Tuttavia la diffidenza della popolazione nei confronti della nuova pratica medica, soprattutto nei piccoli centri rurali, rappresentò un notevole ostacolo alla diffusione del vaccino.
Nel frattempo, la tutela degli orfani e dei bambini “meno fortunati”, rimasta per secoli in mano ad enti religiosi, passava nell’Ottocento alla sfera pubblica: orfanotrofi, asili d’infanzia e istituti simili, nella forma di opere pie laiche, offrivano assistenza sia dal punto di vista materiale che spirituale.
Ospedale di S. Francesco, b. 568, perg. 106r
Questo documento del 1348 vede protagonista Capellina degli Scrovegni, figlia di Rinaldo e sorella del più famoso Enrico (mecenate di Giotto), rimasta vedova negli anni in cui imperversava la peste nera in Europa. Le figlie orfane dovevano essere sottoposte alla tutela di uno o più adulti, che furono individuati dal defunto padre Rinaldo di Machonia nel testamento nel proprio testamento in due uomini di fiducia. La madre, membro di una della delle famiglie patavine più facoltose e potente, probabilmente suggerendo ai due di rinunciarvi, dovette comunque fare istanza all’ufficio dell Stambecco per ottenere la tutela delle quattro figlie minori, nonché dell’amministrazione dei loro beni mobili e immobili.